John Fante – Ask the dust

John Fante – Ask the dust

john fante ask the dust stefania infante

“It was a little after three o’clock of an incomparable morning. The blue and white of stars and sky were like desert colours, a gentleness so stirring I had to pause and wonder that it could be so lovely. Not a blade of the dirty palms stirred. Not a sound was to be heard. All that was good in me thrilled in my heart at that moment, all that I hoped for in the profound, obscure meaning of my existence. Here was the endlessly mute placidity of nature, indifferent to the great city; here was the desert beneath these streets, around these streets, waiting for the city to die, to cover it with timeless sand once more. There came over me a terrifying sense of understanding about the meaning and the pathetic destiny of men. The desert was always there, a patient white animal, waiting for men to die, for civilizations to flicker and pass into the darkness.”

“Erano da poco passate le tre di un mattino incomparabile. Il blu e il bianco delle stelle e del cielo  erano come i colori del deserto, di una dolcezza così toccante che dovetti fermarmi e chiedermi come fosse possibile tanta bellezza. Non una lama delle palme polverose si agitava. Nessun suono era udito. Tutto ciò che di buono era in me vibrò nel mio cuore in quel momento, tutto quello per cui avevo sperato nel profondo, oscuro significato della mia esistenza. Davanti a me c’era l’infinita muta tranquillità della natura, indifferente alla grande città; oltre queste strade, attorno a queste strade, c’era il deserto che attendeva che la città morisse per ricoprirla di nuovo con la sua sabbia senza tempo. Fui sopraffatto da una terribile consapevolezza del patetico destino dell’uomo. Il deserto era sempre  lì come un bianco animale paziente, in attesa che gli uomini morissero, che le civiltà vacillassero per essere inghiottite dall’oscurità.”

This is a unique website which will require a more modern browser to work!

Please upgrade today!